28 Ottobre 2020
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OPITERGINA ALÈ INTERVISTA IL CENTROCAMPISTA MICHELE BENETTON

18-11-2018 08:00 - Società

L'Uomo Invisibile. No, non stiamo parlando di un supereroe fantastico bensì del reale protagonista di questa nuova intervista, Michele Benetton. Ovvero un uomo e un giocatore all'apparenza normale, sempre ordinato nelle giocate e tranquillo in campo il quale molto spesso, nel corso dei match, è talmente "silenzioso" che sembra quasi non esserci. Eppure lui sa come farsi notare lo stesso, con quei passaggi molto spesso telecomandati e quell'arte nel saper battere i calci piazzati che lo hanno e lo rendono tutt'ora unico nel suo genere. Particolari doti naturali che non possono essere cancellate dallo sfortunato errore commesso dal dischetto mercoledì e che, dopo avergli dato la possibilità di essere decisivo in più occasioni, spingono a immaginarlo davvero come un supereroe degno di essere citato in questa nuova rubrica.

DOMANDA: Benetton, l'imperscrutabile destino che regola il mondo del calcio quest'estate l'ha spinta a imbattersi nell'U.S.D. Opitergina convincendola, con la grandezza del progetto, ad accettare di seguire il sogno sportivo cullato dai biancorossi. In realtà però lei, nel recente passato, aveva già incrociato i "Leoni di Oderzo". Un incontro datato 28 aprile 2013, avvenuto in occasione dell'ultima giornata di quella stagione, che l'aveva resa particolarmente felice visto che quella sfida venne decisa proprio da una sua doppietta. Se qualcuno all'epoca le avesse predetto che cinque anni dopo sarebbe andata a giocare nello stesso club a cui ha segnato due goal decisivi per far entrare nell'area playoff i compagni di allora, ci avrebbe creduto?

RISPOSTA: Quel giorno me lo ricordo bene, era stata effettivamente una bella domenica per me: vincere il derby con l'Opitergina con una mia doppietta, non potevo chiedere di meglio! Il destino ha voluto che io quest'anno sia qui, ad Oderzo, a giocare per questa maglia che ha sempre un grande fascino dato dalla società, dallo stadio e dalla città di Oderzo. Penso che in queste categorie e nelle vicinanze ci siano veramente poche società attrezzate e con certi obiettivi come qui ed è per questo che ho accettato di farne parte. Qui c'è davvero tutto per poter giocare a calcio nel migliore dei modi.

DOMANDA: Dopo il Liapiave è arrivato il turno del Villorba e infine del Vazzola. Seppur non moltissimo anche lei, come la maggior parte dei suoi colleghi, ha avuto modo di spostarsi e conoscere da vicino altre realtà sportive. Adesso che è riuscito a prender maggior consapevolezza con il nostro ambiente, affidandosi a quanto visto e a quanto appreso nei differenti mondi calcistici sopracitati, saprebbe dirci che sensazione le dà battersi per la squadra di questa città? E che impressione le hanno fatto sia dal punto di vista umano che tecnico i suoi nuovi compagni?

RISPOSTA: Come detto prima Oderzo come città e come società ha un grande fascino. Per me giocare a calcio significa fare dei sacrifici personali e dare sempre tutto e comunque per la maglia che si sta indossando soprattutto se il progetto e gli obiettivi sono importanti come qui all'Opitergina. E più importanti sono gli obiettivi prefissati ad inizio stagione, maggiori sono le responsabilità che ne derivano così come le ambizioni e questo mi fa dare sempre il massimo quando ci si allena durante la settimana e la domenica. Con i miei compagni il rapporto è ottimo, dentro e fuori dal campo, siamo tutti ragazzi intelligenti che lottano ogni giorno per lo stesso obiettivo. A volte ci riusciamo bene, a volte meno ma sempre e comunque lottando fino alla fine uscendo dal campo consapevoli di aver dato tutto fino all'ultimo secondo di ogni partita.

DOMANDA: Riavvolgiamo la pellicola del tempo e torniamo per un attimo nel passato. È vero, negli ultimi due anni ha messo insieme un bottino composto da 16 reti. Tuttavia in nove di servizio al Liapiave è riuscita ad accumulare la bellezza di 91 goal. Una ricca collezione personale che ben pochi centravanti di questa categoria possono vantare. Qual è secondo lei il merito che, mettendola nelle condizioni di poter definire un totale di marcature talmente importante, l'ha trasformata nel simbolo di quella squadra?

RISPOSTA: Il Liapiave è una di quelle società come detto prima dove giocare a calcio è bello perché ti mettono a disposizione tutto ciò di cui hai bisogno per poterlo fare nel migliore dei modi come qui ad Oderzo. Nove anni in una società lasciano il segno soprattutto a livello affettivo con quelle persone con le quali hai trascorso tutto questo tempo ed ovviamente anche a livello sportivo le soddisfazioni sono state tante. Come mi sono trovato bene io penso si sia trovata bene anche la società, se per nove anni di fila mi ha confermato, ed esserne stato la bandiera è grande motivo di orgoglio per me. Il merito di ciò secondo me è da attribuire alla responsabilità, alla serietà e alla dedizione che ho sempre dato ogni giorno per quella società perché, ripeto, il calcio ha una grande importanza nella mia vita e la passione che provo per questo sport mi porta a dare tutto me stesso.

DOMANDA: Adesso rientriamo nella macchina del tempo e torniamo nel presente. D'accordo, contribuendo a guidare l'attacco sospingendolo con i suoi movimenti e a offrire abbondanza di reti e punti in fase realizzativa, lei in quell'ex Gemeaz è diventato il giocatore più rappresentativo. Eppure anche quando è arrivato sulle sponde del Monticano non si è certo fatto attendere. Stazionando in mezzo al campo infatti finora ha sempre favorito con tanti sistemi l'impostazione aiutando il resto del gruppo a presentarsi davanti alle porte avversarie e trovato poi in modo di supportare personalmente le azioni offensive. Una collocazione che le sta già permettendo di diventare il leader anche della nostra formazione. Dunque, tenendo conto di tali benefici, questo stesso ruolo di regista la soddisfa o ritiene di poter offrire maggior sostegno muovendosi su una posizione un po' più avanzata?

RISPOSTA: Quando il mister mi ha chiesto se mi sarebbe piaciuto "abbassarmi" un po' io ho subito accettato perché quel ruolo di regista mi piace parecchio nonostante l'avessi fatto poche volte in questi anni. A me piace farmi dare la palla in qualsiasi momento della partita e lì in mezzo ho la possibilità di toccare molti palloni. D'altra parte un po' mi "manca" essere lì davanti a sostegno delle punte, per permettergli di segnare, per l'uno contro uno e per poter svariare su tutto il campo. L'importante è trovare la posizione che possa essere il più d'aiuto possibile alla squadra, che sia davanti alla difesa o dietro le punte.

DOMANDA: Come detto lei riesce a servire sempre in modi diversi i compagni. Il bello però è che lei possiede la capacità di battere magistralmente anche i calci piazzati. Una specialità la quale dandole la possibilità di comandare il pallone a suo piacimento, come visto contro il Fossalta Piave, le permette di "pennellare" delle "maledette" degne del "maestro" Pirlo. Per curiosità nel calciare le punizioni si ispira all'ex asso di Milan e Juventus, a qualche altro campione o si lascia guidare dal suo talento?

RISPOSTA: No, non mi ispiro a nessuno in particolare. Calciare le punizioni è sempre stato uno dei miei punti di forza sicuramente per "doti naturali" ma anche perché ogni anno ho avuto la fortuna di essere allenato da mister (soprattutto Albino Piovesan che ho avuto per 5 anni) che hanno sempre dato molta importanza alle palle inattive. Ho ricordi di tantissimi allenamenti del venerdì passati a calciare decine di punizioni per trovare la giusta coordinazione e rincorsa per migliorare ogni giorno questo particolare che la domenica può essere determinante. Fortunatamente tutti questi allenamenti hanno dato i loro frutti perché sono ormai più di 30 i goal che ho fatto su punizione.

DOMANDA: Prima di rientrare all'Opitergium, grazie ai tre punti riscossi a Fontanelle, sembrava che vi foste assicurati un'altra duratura dose di sicurezza e felicità. Tuttavia poi, quando è arrivato il turno di affrontare una prova all'apparenza ancora più semplice ospitando la Julia Sagittaria ecco che siete incappati in una triste prestazione. Basandosi sulla sua esperienza, quale ritiene possano essere le cause che vi hanno spinto a scivolare ancora, e questa volta così malamente, in casa?

RISPOSTA: Con i compagni e il mister ne abbiamo parlato a lungo in spogliatoio. Secondo me è stato un incidente di percorso perché noi non siamo quelli visti domenica scorsa in casa con la Julia e la prestazione di domenica a Vedelago e quella in coppa nonostante la sconfitta sono la dimostrazione che la squadra è viva e crede nelle proprie potenzialità. Un'uscita a vuoto può capitare nell'arco di un'annata, l'importante è capirlo e tirarsi su le maniche per evitare che possa succedere in futuro. È vero che in casa non abbiamo un ruolino di marcia positivo ma già da domenica con il Noventa vedremo un'Opitergina completamente diversa da quella con la Julia.

DOMANDA: Dopo il Portogruaro state per affrontare un'altra sfida ad alta quota, questa volta con il Noventa. Ovvero contro un avversario che, detenendo in virtù dei 20 centri realizzati il secondo miglior attacco del girone, al momento occupa la 5ª postazione valida per i playoff. Che tipo di partita dovranno fare i suoi colleghi per sopravvivere agli scatti del rivale e provare così ad aggiudicarsi il potenziale scontro diretto?

RISPOSTA: Il Noventa a mio parere è una squadra che ha allestito una buonissima squadra con notevoli potenzialità soprattutto dalla metà campo in su con gli innesti di Bravo e Cima ma anche dietro si è rinforzata con l'arrivo del mio amico Cittadini. Domenica sarà un'altra grande battaglia ma io penso che i nostri risultati dipendano solo ed esclusivamente da noi, dalla determinazione, dall'intensità e dell'attenzione che mettiamo in ogni partita quando scendiamo in campo. Se ognuno di noi mette in campo il massimo delle sue capacità possiamo veramente dire qualcosa di importante non solo domenica ma in tutto il proseguo del campionato.

Luca Antonello


Fonte: OPITERGINA ALÈ
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