15 Ottobre 2019
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OPITERGINA ALÈ INTERVISTA IL DIFENSORE FABIO "CICCIO" CAMPANER

05-10-2019 08:00 - Società

Chiamatelo pure il gigante buono della difesa ma sottovoce altrimenti si arrabbia. Fabio Campaner in queste prime battute di stagione sta davvero confermando di essere il gigante buono cercato quest'estate dall'Opitergina per puntellare la propria difesa. La sua bontà in questo caso la si nota non solo nel suo simpatico sorriso ma anche nelle doti tecniche messe in mostra. Avvalendosi dell'esperienza forgiata dai suoi 42 anni e dai campionati trascorsi nelle file del Pordenone, del Portomansuè, del Cordenons, della Liventina e del Fontanafredda, Campaner infatti grazie anche alla sua notevole forza fisica, impeccabile senso della posizione e puntualità negli anticipi finora, con l'aiuto dei compagni di reparto, proprio come il leggendario titano Atlante ha sorretto alla grande la nostra retroguardia. Così, al netto di queste prestazioni, non ci siamo lasciati sfuggire l'occasione di scoprire i segreti di un eroe che, non facendo rimpiangere la partenza del collega Fenso, si sta rivelando sempre più mitico.

DOMANDA: Campaner, forse si potrebbe azzardare a dire che fare il difensore sia il secondo mestiere, dopo quello del portiere, più difficile in questo sport. Eppure anche tale ruolo contemporaneamente sa offrire, a chi si dimostra in grado di saperlo ricoprire e interpretare adeguatamente, tante occasioni per imparare e migliorare. Ciò vale soprattutto per atleti che hanno avuto il coraggio di scommettere su sé stessi cambiando diverse maglie come nel suo caso. C'è in particolare un'esperienza umana o, eventualmente, più di una che finora ha contribuito a formarla maggiormente? E qual è invece la lezione tecnica più importante che al momento le ha permesso di arricchire il proprio bagaglio di cultura calcistica riguardante la sua posizione in campo?

RISPOSTA: Ho avuto la fortuna di essere allenato da mister molto preparati come Tesser, Pavanel, Bosi e Conte: ognuno di loro mi ha insegnato qualcosa di speciale che mi ha fatto diventare il giocatore che sono oggi.

DOMANDA: Campaner, la sua anagrafe non scherza. Lei ha 42 anni, un'età decisamente non comune tra i difensori, che farebbe invidia anche ai giocatori delle categorie professionistiche. Qual è la motivazione che a ogni partita le permette di continuare a giocare quasi come se fosse ancora un ragazzino?

RISPOSTA: La prima cosa in assoluto è il fatto che mi diverto ancora come 20 anni fa e poi mi piace l'ambiente dello spogliatoio, il fatto di "fare gruppo". Quest'anno poi ho la fortuna di giocare in un'ottima squadra che ha un obiettivo importante, grande stimolo per uno come me che ha sempre voglia di migliorarsi.

DOMANDA: Torniamo un attimo all'inizio della sua avventura calcistica. Lei, dopo aver annusato per la prima volta il profumo del campo giocando con il Cavolano, il Cosenza e la Primavera dell'Udinese ha proseguito il suo percorso sportivo andando a Pordenone dove ha lasciato un pezzo del suo cuore. Che sensazione le da vedere ora i neroverdi in Serie B? Che campionato cadetto crede possano giocare i "suoi" "ramarri"?

RISPOSTA: Vedere il Pordenone in serie B non può che farmi piacere. Ho un ottimo rapporto sia con la dirigenza che con la tifoseria e per questo spero che facciano un buon campionato. Credo che possano mantenere la categoria nonostante il campionato molto difficile.

DOMANDA: In questa categoria non sono molte le squadre che possono contare sull'esperienza di un difensore che, come detto, viaggiando tra Veneto e Friuli ha rappresentato alcune delle città calcistiche più importanti delle due regioni. Questa volta l'onore di poter accogliere tra le proprie fila un maestro della difesa come lei è toccato proprio alla nostra società. Perché al suo tour professionale ha deciso di aggiungere come nuova tappa della sua carriera Oderzo?

RISPOSTA: Sono stato contattato dal DS Claudio Ferrati e visto il blasone della società e gli obiettivi che avevano non ho esitato a dire di sì. Senza contare che già conoscevo alcuni compagni e il mister, con cui sapevo mi sarei trovato benissimo.

DOMANDA: Il calcio a volte può riservare piacevoli amarcord non solo in campo ma anche fuori. 9 mesi fa infatti era intenta a "ripulire", nei pressi del Livenza, l'area della Liventina spazzando ogni tentativo di sortita avversaria sotto la supervisione di Mauro Conte. 9 mesi dopo approda sulle rive del Monticano per mettersi al servizio dell'Opitergina e chi rivede... proprio mister Conte. Che sensazione ha avuto quando si è trovato a stringergli di nuovo la mano? Si aspettava di incontrarlo ancora così relativamente presto o credeva che non sarebbe più riuscito a vederlo? Lei che lo conosce bene, come ritiene abbia gestito la squadra in questo approccio di stagione e quali potenzialità crede possa darvi da qui in avanti?

RISPOSTA: Sinceramente non credevo di poterlo ritrovare nuovamente, vista la mia "giovane" età... è stata una bella sorpresa poter lavorare di nuovo con lui. È un mister molto preparato con delle idee molto chiare che sta cercando di trasmettere e far apprendere il più velocemente possibile a tutti noi giocatori.

DOMANDA: Da sempre la difesa a 3 è stata vista con sospetto ma ora che questo schema sta tornando di moda nel professionismo e anche nella nostra categoria, tra alcuni addetti ai lavori, giornalisti e tifosi si sta rafforzando la credenza che, se non sostenuta sempre con attenzione, la difesa della formazione che fa uso di tale sistema rischia di ritrovarsi spesso esposta alle controffensive avversarie e risultare fragile. Lei che ha avuto modo di giocare con questo modulo già a Motta che cosa ne pensa? Quale crede sia il modo migliore per gestire un simile schieramento?

RISPOSTA: A mio avviso è un ottimo modulo, perché funzioni i difensori devono avere il coraggio di affrontare l'uno contro uno con gli avversari.

DOMANDA: Nelle retrovie ora può contare sul sostegno offerto da una scorta di compagni composta da una parte dal classe '93 Marco Pederiva e dall'altra dal classe '98 Matteo Uliari. Come si trova a giocare con colleghi più giovani di lei? Ritiene che per riuscire a proteggere al meglio la vostra zona di campo sia più importante essere agili e reattivi o possedere maggior fisico ed esperienza?

RISPOSTA: Sono due ottimi compagni di reparto, come anche Franzin e Moretto. Ognuno deve mettere in campo le proprie qualità a servizio della squadra.

DOMANDA: Quando in campo non scende Florean è lei che si assume il compito di mostrare all'arbitro chi risponde dei comportamenti della squadra e fa da portavoce mettendo al braccio la famosa fascia da capitano. Nel suo specifico caso come sente questa delicata responsabilità? Più come un onore o un onere? Invece, quali sono in generale le caratteristiche che secondo lei fanno di un atleta un buon leader?

RISPOSTA: Ho portato per parecchi anni la fascia di capitano, per me è un onore portarla in assenza di Lauro anche per questa squadra. Un buon leader deve innanzitutto dare l'esempio, poi deve essere capace di trasmettere dei valori agli altri per il raggiungimento di un obiettivo.

DOMANDA: Domenica scorsa lei e i suoi colleghi siete riusciti a compiere altri tre scatti utili per mantenere la sommità della classifica. Adesso però c'è da continuare sulla buona strada intrapresa, e per farlo bisognerà cercare di superare l'ostacolo Vedelago. Cioè un avversario munito di un buon attacco. Che sfida si aspetta possa essere per voi difensori e per il resto dei compagni?

RISPOSTA: Il Vedelago è una buona squadra con delle individualità importanti. Per questo bisognerà porre la massima attenzione per tutta la durata della partita, dando il massimo come sempre.

Luca Antonello


Fonte: OPITERGINA ALÈ

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