31 Ottobre 2020
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OPITERGINA ALÈ INTERVISTA IL DIRETTORE TECNICO DEL SETTORE GIOVANILE MASSIMO MIAN

07-10-2018 08:00 - Società

I grandi traguardi si raggiungono sempre iniziando a compiere piccoli passi. Lo sa bene l´U.S.D. Opitergina che, proprio in questi ultimi giorni, ha definitivamente dato il via a un nuovo piano di crescita del proprio vivaio affidando a Massimo Mian la carica di Direttore Tecnico del settore giovanile e quindi aderendo al progetto Coerver® Partner Club. Una nomina che per importanza vale un gol perché Mian, grazie alla sua grande esperienza maturata prima da giocatore e allenatore e poi sviluppata con la licenza di Coerver® Coaching, come un abile scultore definirà le conoscenze e la tecnica dei nostri giovani. Formazione la quale valorizzando pure i rapporti con gli altri tecnici e le famiglie, in virtù di un´idea di calcio ancora migliore, fornirà a ragazzi e società inestimabili benefici. Alla luce di tutto ciò, quindi, abbiamo deciso di andare a conoscere meglio l´uomo che sta per mostrare all´ambiente biancorosso un orizzonte carico di potenziali prospettive.

DOMANDA: Mister Mian, Lei finora ha già avuto modo di arricchire la propria conoscenza sui vivai osservando e allenando in vari anni i ragazzi del Portogruaro Calcio, Concordia e Pordenone oltre all´esperienza alla guida della prima squadra del Cordenons in Serie D. Una pratica intensa e importante eppure, di solito, non si tende a iniziare mai un´avventura se prima non si sente qualcosa che suggerisce al proprio cuore di intraprenderla. C´è un motivo o una passione particolare che l´ha convinta a interessarsi ai giovani e che poi l´ha spinta a prendere addirittura la licenza di Coerver® Coach?

RISPOSTA: Dopo aver smesso di giocare per un anno non ho fatto calcio poiché volevo capire con quale ruolo rientrare, o meglio, continuare a fare calcio. Mi è poi stato proposto di iniziare ad allenare nel settore giovanile del Portogruaro Calcio che si apprestava ad affrontare lo storico campionato di serie B. È iniziata da lì la mia scoperta e ricerca nel mondo giovanile. Ho fatto tre anni a Portogruaro con Primi Calci, Pulcini ed Esordienti, un anno a Concordia con i Giovanissimi e altri tre a Pordenone sempre con la categoria Allievi con i quali, nell´ultimo anno, abbiamo raggiunto il quinto posto nazionale. Poi ho voluto fare un´esperienza in prima squadra, in serie D, per completare la formazione personale. Quando ero a Pordenone ho conosciuto Luigi Tonetto, direttore per il Nord-Est italiano della metodologia Coerver®. È nato un rapporto di amicizia che va oltre la professionalità; mi ha proposto come docente per i corsi di formazione Coerver® e, dopo un periodo intenso di studio, ho potuto ricevere la qualifica di Coerver® Coach. Da tre anni sono International Coerver® Coach, cioè un docente internazionale di metodologia Coerver®. Il Coerver® Coaching mi ha immediatamente catturato, ho conosciuto e ora ho la fortuna di frequentare spesso Afred Galustian, co-fondatore del metodo. Il Coerver® Coaching mi ha fatto vedere e pensare al calcio in modo diverso. Da sempre, soprattutto in Italia, il calcio viene troppo spesso insegnato e allenato in un contesto collettivo. Il punto di vista Coerver® è totalmente sull´individuo, soprattutto nell´attività di base, e mira a sviluppare abilità tecniche e tattiche individuali. Solo se crescono le competenze individuali, le prestazioni collettive possono migliorare. Lavorare con i giovani è affascinante, stimolante. Puoi osservare giornalmente i loro cambiamenti. Ogni allenatore può decidere di adottare due atteggiamenti: costruire o piantare. I costruttori passano anni impegnati nel loro compito, ma presto o tardi concludono quello che stanno facendo. Allora si fermano, quando la costruzione è finita la si può ammirare, ma il resto perde un po´ di significato. Quelli che piantano soffrono con le tempeste e le stagioni, raramente riposano. Ma, al contrario di un edificio, il giardino non cessa mai di crescere. Esso richiede l´attenzione del giardiniere e, nello stesso tempo, gli permette di vivere in una grande avventura. L´allenatore Coerver® è un grande giardiniere!

DOMANDA: All´inizio, come ogni buon alunno, ha dovuto studiare un po´ ma poi è riuscito a "laurearsi" in Docente Internazionale di metodologia di allenamento conseguendo la licenza di Coerver® Coaching. Un riconoscimento prestigioso, ma ancora poco conosciuto nel mondo del calcio. Può per favore dirci quali competenze Le ha permesso di acquisire questa qualifica e quali benefici può portare?

RISPOSTA: Il Coerver® Coaching è la metodologia numero uno al mondo per lo sviluppo e l´insegnamento della tecnica e della tattica individuale nel giovane calciatore. È un sistema di allenamento nato nel 1984 che si pone come obiettivi lo sviluppare giocatori abili, creativi, sicuri, in grado di risolvere le situazioni individualmente o in collettivo. Ad oggi, grazie a Charlie Cooke e Alfred Galustian, il Coerver® Coaching è diffuso in tutti i continenti e presente in 51 diverse nazioni. Dall´Asia, all´America, è molto presente anche in Europa con partner d´eccezione che utilizzano questa metodologia nei propri settori giovanili, come: Benfica, Bayern Monaco, Real Madrid e 15 su 20 club della Premier League. Ad oggi, dopo 34 anni di storia, di collaborazioni e di evoluzione, il Coerver® Coaching è l´unica metodologia riconosciuta dalla FIFA come mezzo chiave per lo sviluppo tecnico nei settori giovanili. Ovviamente non è ancora diffusissimo in Italia, ma è risaputo che gli Italiani dal punto di vista della metodologia calcistica sono un po´ lenti ad apprendere... Di recente sono stato a Firenze a tenere una lezione sul Coerver® Coaching ad un gruppo di studenti di calcio prevalentemente statunitensi i quali mi raccontavano che negli USA è considerata con maggior prestigio e sinonimo di maggiori competenze la qualifica di Coerver® Coach piuttosto che la qualifica di allenatore Uefa B. Le competenze che mi ha permesso di acquisire sono molteplici, il beneficio è che mi ha fatto comprendere che devo ancora imparare molto. Un proverbio cinese dice: "Imparare è come remare controcorrente: se smetti torni indietro". La ricerca del miglioramento quotidiano è un´abilità per la vita, il calcio c´entra poco. Non a caso lo slogan principale di Coerver® Coaching è MORE THAN FOOTBALL cioè più del calcio.

DOMANDA: Il suo attuale ruolo Le ha permesso di conoscere e far conoscere tanti aspetti della formazione di un ragazzo che in genere non vengono notati o tenuti abbastanza in conto. Tra le nozioni che ha imparato e sta insegnando, ce n´è una che ritiene in particolare la più importante, quella che magari prende come punto di riferimento per tracciare poi il resto del percorso formativo?

RISPOSTA: Il punto di riferimento è pensare al calcio in modo diverso. Tengo molti corsi di formazione e perciò incontro settimanalmente un gran numero di allenatori. Mi parlano spesso di obiettivi tecnici e tattici, di migliorare i giocatori, di capire com´è lo stato d´animo dei ragazzi, di variabilità e progressione delle situazioni di gioco eccetera. Nessuno però si pone una domanda: che cosa si aspettano oggi i giocatori da me e come posso sorprenderli? E sapete perché non c´è questo pensiero? Perché molti allenatori, dirigenti, genitori sono ancora troppo legati al risultato della partita. Quando si riuscirà a pensare diverso, capiremo che, se il focus è davvero il giocatore e la sua crescita, dobbiamo lavorare duramente durante la settimana per ampliare le opportunità di gioco dei nostri ragazzi. Bisogna avere pazienza, bisogna seminare bene, per raccogliere i frutti con il tempo. Bisogna valorizzare la vittoria (lo sport è competizione...), ma non più di abilità, duro lavoro, impegno costante e miglioramento personale. In particolare nell´età formativa (6-12 anni) il focus è sullo sviluppo a lungo termine, non sui risultati a breve termine. I bambini vogliono solo giocare e divertirsi, sono certi allenatori e troppi dirigenti e genitori che vogliono solo vincere. Ormai è il tempo dei formatori nel calcio, che hanno un ruolo di supporto e guida per i ragazzi, accompagnandoli alla scoperta del gioco, devono stimolarli con una grande varietà di giochi semplificati, devono farli pensare con delle domande, perché poi possano risolvere da soli i problemi. Ci vuole un apprendimento attivo del ragazzo, che rimanga impresso a lungo nella memoria. Perciò gli allenatori devono studiare moltissimo per ampliare il loro bagaglio di conoscenze.

DOMANDA: Ormai Lei è qui all´U.S.D. Opitergina da 5 mesi. Un tempo che nel calcio, soprattutto quando si tratta di seguire i bambini come nel suo caso, può equivalere a una vita ma anche essere poco. All´interno della sezione Piccoli Amici, Primi Calci e Pulcini di cui si occupa, ritiene di essersi già fatta un´idea dei progressi che per caso stanno iniziando a emergere e degli elementi su cui bisogna ancora lavorare o sta ancora monitorando i giovani a disposizione? Ed eventualmente quali sono i suoi programmi futuri per migliorare ancora il nostro vivaio?

RISPOSTA: Nel calcio ci vuole pazienza. Il lavoro che abbiamo appena iniziato vedrà i suoi frutti tra 3 o 4 anni. Stiamo cercando di formare principalmente gli allenatori. Organizzazione e metodo, ma non si può prescindere da comunicazione efficace e la capacità di creare una combinazione di ambiente di allenamento positivo e pratiche stimolanti. Obiettivo primario nello sviluppo di un giovane calciatore è favorire sempre la creatività. Tutti i bambini ne hanno, ma sia a scuola che a calcio viene spesso bloccata, perché sono sempre sotto esame, sempre vincolati ai risultati; così prevale lo stress che è nemico della creatività. Il mio lavoro, in qualità di Direttore Tecnico del settore giovanile, è supportare e affiancare costantemente gli allenatori nel padroneggiare sempre più i nuovi strumenti che hanno a disposizione. L´obiettivo è consolidare un´idea comune e dare un´identità precisa e riconosciuta al lavoro che nel settore giovanile dell´Opitergina viene svolto quotidianamente.

DOMANDA: Dalla base adesso saliamo la scala dell´anagrafe e arriviamo in prima squadra. Qui i nostri undici al momento hanno saputo reagire con lo spirito della prontezza dei veri leoni alle difficoltà che stavano cominciando a farsi avanti. Merito di mister De Pieri, ma anche del talento di tutti i ragazzi, in particolar modo di alcuni dei più giovani come Lovisotto, Gjini, Montagner, Sakajeva e De Toffol. Tenendo conto della sua esperienza di formatore, ma anche di ex allenatore, come giudica questa squadra e che margini di crescita può ancora avere? E tra i giovani citati ce n´è uno che l´ha impressionata particolarmente?

RISPOSTA: Fino ad ora non sono mai riuscito ad andare allo stadio a vedere la prima squadra giocare. Considerando i risultati mi sembra però di capire che il lavoro del mister, dello staff e dei ragazzi sia molto buono. Il campionato è appena iniziato, la strada è lunga, ma in rosa ci sono sia dei giovani validi ma anche giocatori navigati che sapranno leggere i momenti delle partite e i periodi della stagione aiutando il gruppo e lo staff con la loro esperienza. Dei più giovani, Montagner e Sakajeva li ho anche allenati a Pordenone, spero di non aver fatto troppi danni... Approfitto per fare un grosso in bocca al lupo a tutti.

DOMANDA: Chiudiamo provando a fare qualche considerazione sul capitolo Nazionale. È arrivato un altro allenatore di indiscusso valore, se ne sono andate altre sfide, eppure il gioco degli Azzurri non sta continuando a fare un deciso salto di qualità. Basandosi su quanto ha la possibilità di apprendere ogni volta che si reca a Coverciano, secondo Lei questa difficoltà è veramente dettata solo da una carenza di tecnica causata dallo scarso interesse dei club a far debuttare i talenti italiani per poi metterli al servizio della Nazionale o influisce la visione calcistica, la tipologia di allenamento e l´approccio alle partite?

RISPOSTA: Le ragioni saranno sicuramente molte, il risultato però è uno solo ed è sotto gli occhi di tutti. Non saprei definire quale sia la ragione o il motivo principale che ha prodotto questo esito. La mia opinione personale è che il calcio in Italia sia governato male da anni. Spero però che presto ci sia una svolta che vada un po´ più verso l´essenza di quello che io considero lo sport più eccitante al mondo, non dimenticando che, al contempo, è un motore in grado di generare soldi e posti di lavoro.

Luca Antonello


Fonte: OPITERGINA ALÈ
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