27 Giugno 2019
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OPITERGINA ALÈ INTERVISTA IL MISTER DEGLI ALLIEVI VITO DE PANDIS

06-01-2019 08:00 - Società

Con la raffinata sapienza e decisa precisione dei passaggi unita all'unica capacità d'osservazione tipica dei più grandi artisti ha saputo disegnare trame che nel 2009-2010 sono state in grado di regalare alla società il piacere di ricalcare un palcoscenico degno della nostra tradizione calcistica: la serie D. L'ha fatto senza rinunciare a firmare i suoi capolavori arrivando a fabbricare vere perle. Prodezze, come quella rete realizzata su calcio d'angolo della sfida conclusiva di Eccellenza disputato in casa contro il Giorgione, che hanno reso omaggio a un uomo il quale è riuscito a far esaltare il proprio singolo talento all'interno di un gruppo perfettamente affiatato. Stiamo parlando di Vito De Pandis, ex regista classe '78 che oltre a prendersi l'opportunità di vivere diverse esperienze in varie realtà sportive del Nord-Est ha saputo allargare ancora di più il suo cuore dimostrando fedeltà non solo ai colori giallorossi del Lecce (proprio paese d'origine) ma anche a quelli biancorossi dell'Opitergina. Un secondo amore il quale, dopo avergli donato la gioia di muovere i primi passi nell'ambiente nel 2001-2002, la felicità di vincere della stagione 2009-2010 l'Eccellenza e averlo spinto nella stagione 2014-2015 pure a un dolce ritorno, ora gli ha offerto l'occasione di poter raccontare la soddisfazione che gli sta regalando la sua nuova squadra: gli Allievi.

DOMANDA: Vito, dopo aver prestato servizio per alcune delle più importanti realtà calcistiche del nostro territorio anche per lei alla fine è scoccata l'ora di dover affrontare il dubbio pur difficile che possa venire in mente a un giocatore: apprendere o no gli inseparabili scarpini al chiodo. Una domanda a cui ogni atleta risponde in maniera diversa in base al proprio carattere, alle esperienze vissute e alla passione che nutre. Lei come ha fatto a risolvere questo delicato dilemma personale?

RISPOSTA: Un mio vecchio mister diceva: "Vito, quando il borsone ti peserà, quello sarà il momento in cui devi appendere le scarpe al chiodo", così è stato. La passione per questo sport meraviglioso è tutt'ora vivo in me, ma c'è un tempo per tutto.

DOMANDA: Certo, adesso è iniziata una nuova avventura sportiva. Eppure quattro stagioni passate a dirigere il traffico in mezzo all'Opitergium e riuscire a mostrare con la precisione dei suoi lanci agli attaccanti di casa nostra la strada per raggiungere la porta, non si scordano tanto facilmente. Soprattutto se questo tempo è stato reso ancor più indimenticabile da un'inarrestabile ascesa in serie D condivisa con dei compagni e un allenatore provvisti di indiscutibile valore. Si aspettava di realizzare un simile sogno? C'è stato un momento particolare in cui avete capito che potevate compiere l'impresa o vi siete resi conto solo alla fine di quello che avete fatto?

RISPOSTA: Grazie Luca per gli aggettivi, troppo buono. Quando giochi per una squadra come l'Opitergina le aspettative sono sempre alte. Quell'anno la differenza tra noi e le altre squadre, oltre alle qualità tecniche indiscutibili, è stata rappresentata dalle qualità umane che hanno fatto sì che con umiltà e spirito di sacrificio si potessero ottenere i risultati che tutti conosciamo. La partita simbolo che mi ha fatto capire a cosa potevamo aspirare, è stata Edo Mestre-Opitergina 1-2 per noi con rigore segnato al 94' da Pasian in quanto l'arbitro disse che dopo il rigore non ci sarebbe stata la prosecuzione del gioco.

DOMANDA: Sempre rimanendo all'interno di tale impresa, che impressione conserva dei colleghi di quell'epoca e del tecnico che ha contribuito a scrivere un pezzo di storia biancorossa, Mauro Tossani? Secondo lei è più bello il ricordo del suo gol segnato nell'ultima uscita con il Giorgione o ritiene ce ne siano altri degni di nota? Infine quale crede sia stato il motivo principale che poi vi ha impedito di mantenere la massima categoria dilettantistica?

RISPOSTA: Partendo da mister Tossani, posso solo avere parole di elogio e di stima incondizionata (tanto che m'ispiro a lui ora che alleno). Per i miei compagni, protagonisti con me di quella cavalcata, amore ed affetto smisurato perché quando compi un'impresa simile, ogni momento passato assieme, sia positivo che negativo, rimarrà per tutta la vita. Quello contro il Giorgione è stato indubbiamente un bel goal, ma il più bello fatto con la casacca dell'Opitergina è stato il mio primo goal nel 2001 in un derby contro il San Polo, con un bolide da oltre 35 metri, inusuale per me. Quell'anno sfiorammo l'impresa visto che prima del mio arrivo e di qualche altro ragazzo, il girone d'andata fu chiuso a circa 10 punti, se non erro. Facemmo un girone di ritorno da prima della classe e forse tutto quello sforzo sia fisico che, soprattutto, mentale non ci ha permesso di vincere lo scontro salvezza.

DOMANDA: Mancata per un soffio la salvezza in serie D lei dai piedi delle Dolomiti si è trasferito in Friuli e in seguito è rientrato in Veneto a dare una mano alla Fossaltese. Il tutto prima di riabbracciare i biancorossi. Che cosa l'ha spinta ad ascoltare il richiamo opitergino e a tornare?

RISPOSTA: Oderzo per me è una seconda pelle. Speravo di salvare la squadra dove abito da 17 anni, però ho il rammarico di non esserci riuscito. L'amore che provo per questa squadra è infinito.

DOMANDA: È vero, come accennato all'inizio non ha più la possibilità di assaporare il piacere di poter calciare personalmente una palla tuttavia ora è riuscito a intraprendere un'altra vita, quella di allenatore, che sta iniziando a darle soddisfazioni importanti. Cos'è che l'ha convinta a rimettersi in gioco in questo nuovo ambito? E quale impressione le trasmette la consapevolezza di trovarsi al di là del campo a guidare non adulti ma ragazzi?

RISPOSTA: Devo ringraziare Michele Falsarella e la Società per avermi dato questa opportunità e che ha visto nella mia persona le qualità per allenare una squadra importante come la categoria Allievi. Ho accettato questa nuova veste per la passione per il calcio e per poter insegnare ai miei ragazzi le mie conoscenze, che da quest'anno anche con il metodo Coerver Coaching di Massimo Mian sono diventate ancora più ampie. Insegno loro che il talento non è tutto, ma ci vogliono passione, sacrificio, umiltà e voglia di migliorare quotidianamente. Cerco di essere un buon educatore e fare meno danni possibili.

DOMANDA: 10 sfide aggiudicate, 1 match terminato in pareggio e 1 sola partita lasciata agli avversari. D'accordo, lei forse dovrà ancora abituarsi a vestire i panni del tecnico però non ci sono dubbi sul fatto che i suoi giovani la stiamo aiutando a gestire il delicato compito. Lo testimoniano non solo i numeri sopracitati ma lo dimostra anche il merito di avere il 2° miglior attacco con 56 gol fatti e la 3ª miglior difesa con 15 reti subite. Vantaggi a cui poi va aggiunto il pregio di essere la 4ª formazione capace, con i suoi 12 punti, di ben figurare davanti al proprio pubblico e la 2ª compagine più efficace in trasferta con i suoi 19 punti ottenuti fuori casa. Insomma una marcia fin qui davvero felice che vi ha fatti arrivare a 5 passi di distanza dal Portomansuè. Tenendo questo ritmo ritiene sia possibile, se non superare, almeno provare a raggiungere la capolista? Invece soffermandosi sui ragazzi quali sono i talenti che stanno permettendo di disputare questo bel campionato e quali, al contrario, gli aspetti che vanno migliorati?

RISPOSTA: Il girone di andata si è chiuso in modo positivo, ora nel girone di ritorno cercheremo di migliorare la posizione attuale, lavorando sodo ed avendo l'ambizione di raggiungere chi ci precede. Tutti i miei ragazzi sono fantastici, è un gruppo molto affiatato, rispettoso e ligio nel lavoro che presento durante gli allenamenti. Il loro difetto è che non sono consapevoli di quanto siano bravi.

DOMANDA: Adesso il campionato ricomincia circa tra due settimane ma voi, in virtù del turno di riposo, rientrerete alla fine del mese (il 27) quando ad aspettarvi ci sarà la Gorghense. A suo parere è meglio avere una settimana in più di relax o dopo aver atteso per metà mese avrebbe preferito tornare a giocare subito? Infine che partita spera riescano a interpretare i suoi ragazzi?

RISPOSTA: Visto la sosta forzata, ritengo un toccasana riposare la prima partita, permettendoci di lavorare una settimana in più sia dal punto di vista fisico che soprattutto tecnico. Mi aspetto sempre una partita importante sia sul piano della personalità che da quello tecnico. Ogni volta che abbiamo espresso queste due qualità, abbiamo fatto delle ottime prestazioni e 9 volte su 10 le prestazioni portano le vittorie.

Luca Antonello


Fonte: OPITERGINA ALÈ

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